Ciao, mi chiamo Franco e amo sviluppare per il Web.

Un giro per Milano, tra tecnologia e architettura

24 Novembre 2018

Ieri sono tornato dal mio viaggio a Milano, dove ho trascorso due giorni assieme alla mia ragazza, per quella che è stata non tanto una brevissima vacanza, quanto un momento di pausa, di stacco, un modo per allontanarsi dalla routine e dallo stress dei propri impegni. Entrambi adoriamo questa città, personalmente perché, come dice Claudio Bisio nel film “Benvenuti al Nord”, “Milano offre a tutti una possibilità”. È una città in cui, non appena si varca l’uscita della stazione, si respira subito un’inconfondibile aria di opportunità. Sono stati due giorni in continuo movimento e in cui non ci siamo fermati un attimo, saltando da un buon ristorante all’Apple Store di Piazza Liberty, dalla City Life al Duomo, da San Siro al Samsung District. Io sono laureato in Informatica, la mia ragazza in Architettura e Milano rappresenta quindi, per noi, un connubio perfetto essendo un crogiuolo di tecnologia, strutture e forme, di innovazioni e particolarità sia dal punto di vista digitale che architetturale.

Per ciò che concerneva i miei interessi ero attratto soprattutto dallo store della mela e dal Samsung District. Sebbene io adori l’azienda di Cupertino, sia dal punto di vista harware che software, non sono certo un fanboy. So giudicare in maniera obiettiva e non mi faccio di certo abbindolare da una certa caratteristica o funzionalità, la quale cerca di nascondere magari la presenza di altre evidenti carenze o malfunzionamenti. Detto ciò, devo ammetterlo: lo store, situato in Piazza del Liberty, 1 è gia a prima vista un bellissimo esempio di quanto l’architettura contribuisca a dare un volto fresco, moderno e innovativo. Non ho di certo le conoscenze necessarie per giudicare la bontà o meno nelle scelte che sono state fatte durante la sua realizzazione (a quelle ci pensa la mia ragazza che puntualmente mi fornisce il suo prezioso punto di vista, facendomi notare dettagli che un occhio inesperto come il mio di sicuro ignorerebbe), ma la bellezza dell’edificio è innegabile. Non per niente prima di entrare abbiamo riservato del tempo per scattare delle doverose foto al complesso. Una cosa che ho decisamente apprezzato, una volta entrato, è stato vedere che si stava tenendo una lezione per bambini, una sorta d’introduzione all’Informatica. Oltre a ciò, naturalmente, ho passato del tempo a scivolare tra un bancone e l’altro, provando iPhone, iMac, iPad e Apple Watch. Questi prodotti mi trasmettono una sensazione di estrema solidità, sia hardware che software. È proprio questo uno dei due motivi che maggiormente mi fanno apprezzare questa azienda, ossia il fatto che ogni dispositivo sembra essere il risultato di un’unione perfetta delle due realtà, quella fisica (con materiali premium sempre di grande rispetto) e quella “eterea”, invisibile, soft per l’appunto. Come detto, non sono un fanboy e di certo non manco di affermare che certe scelte che l’azienda di Cupertino implementa sui suoi terminali andrebbero a mio avviso modificate, come ad esempio l’interfaccia grafica dei Mac: cosa dovrebbero significare i classici colori semaforici posti in alto a sinistra? Perché si continua ad utilizzarli, dato che non danno alcun indizio visivo sulla loro funzionalità? Insomma, nessuno è perfetto, Apple certamente compresa. Il secondo fattore che mi porta ad amare letteralmente questa azienda è l’impareggiabile (sì, impareggiabile) qualità dell’ecosistema che i diversi prodotti formano tra loro. Questo, unito alla solidità, robustezza, elevata qualità di costruzione e ricerca della perfezione anche nei dettagli meno significativi dei device rende tale compagnia la mia preferita.

Doverosa citazione và fatta anche per il Samsung District, di cui abbiamo visitato la sezione Smart Home. Anche questo complesso è monumentale, sebbene a mio avviso dia un effetto molto meno “wow” rispetto a quello in Piazza del Liberty. Ciò nonostante, quello che mi ha lasciato davvero a bocca aperta è stato testare, seppur in maniera molto superficiale, un primo sprazzo della domotica che Samsung offre. Dopo esserci inizialmente “immersi” in una stanza per provare l’incredibile qualità di uno schermo Samsung 8k, accompagnato da un impianto audio a 360° incredibile, io e la mia ragazza abbiamo toccato con mano degli esempi di interazioni che si possono implementare e trovare in una casa domotica. Un dispositivo che ci ha stupito molto è stato un frigorifero dotato di un display touch che forniva un’interfaccia del tutto simile a quella degli smartphone Android, tramite cui era possibile leggere le proprie notifiche, consultare una ricetta online o monitorare lo stato degli alimenti. Quell’ecosistema mi ha fatto incuriosire moltissimo e mi ha fatto capire quanto un tale sistema possa rivelarsi utile in termini di comodità, sicurezza (molte erano le opzioni per monitorare anche l’apertura delle porte e assicurare le varie serrature) e produttività.

La prima delle due ciliegine sulla torta che questo viaggio prevedeva è stata la visita allo studio di architettura di Andrea Galeazzi, un personaggio che io e la mia ragazza apprezziamo e stimiamo molto. Sono cresciuto con le sue recensioni e la cosa che maggiormente mi ha fatto appassionare ancor di più al suo lavoro è stata la notizia dell’apertura del suo blog personale. Il suo studio è diventato ormai il luogo in cui i suoi fan gli lasciano un biglietto di saluti e noi non siamo stati di meno.

La seconda ciliegina, infine, è stato partecipare al concerto tenutosi presso l’Alcatraz in cui hanno suonato due gruppi che ci piacciono: gli Starset e gli Shinedown. C’è stata anche la possibilità di ascoltare una terza band, che ha suonato per prima, ossia i Press to MECO. È stato un concerto bellissimo ed è piaciuto molto anche alla mia ragazza. Gli Starset, in particolare, solo molto attenti alla coreografia: luci, colori, animazioni, video, perfino il modo in cui erano versiti non era casuale. Gli Shinedown, poi, hanno concluso lo spettacolo, con il cantante Brent Smith che si è dimostrato molto amichevole con noi del pubblico, non disdegnando di infiltrasi nella folla e di lanciare bottigliette d’acqua per poterci dissetare un po’.

Certo, è stata una vacanza molto breve, ma sebbene siano stati solo due giorni, sono stati due giorni bellissimi, ricchi di esperienze, divertimento, buon cibo, novità e scoperte. Milano merita di essere visitata ancora!

Se sei interessato, puoi vedere le foto del nostro viaggio nel mio profilo Instagram.

- Franco